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Linfoma non Hodgkin

Il Linfoma non Hodgkin (LNH) è un tumore maligno che origina dai linfociti B e T presenti in: sangue, tessuto linfatico, linfonodi, milza, timo e midollo osseo. Colpisce in maggior numero la popolazione adulta e anziana – con più di 65 anni – e in Italia rappresenta circa il 3% di tutte le neoplasie.

Eziologia e fattori di rischio

Le cause del LNH non sono ancora del tutto chiare, ma sono stati identificati alcuni fattori che sembrano aumentare il rischio di insorgenza della malattia:

  • fattori non modificabili: età e sesso. La malattia è più comune tra gli adulti, in particolare dopo i 65 anni, e colpisce maggiormente gli uomini.
  • Fattori modificabili: esposizione a radiazioni e agenti chemioterapici (impiegati per trattamenti medici precedenti) e sostanze chimiche come insetticidi, benzene, radiazioni ionizzanti.
  • Fattori clinici: stato di immunodepressione (infezione da HIV, malattie autoimmuni, terapie con farmaci antirigetto dopo un trapianto, ecc.), infezioni virali croniche (epatite C, infezione da virus di Epstein-Barr, responsabile della mononucleosi, ecc.), infezioni batterichecome quella da Helicobacter Pylori, che rappresenta la prima causa di linfoma primitivo dello stomaco.

Sintomi

Il sintomo comunemente associato al linfoma è l’ingrossamento dei linfonodi in diverse parti del corpo (collo, inguine), insolitamente consistente rispetto alle normali infezioni, non accompagnato da dolore, e che non diminuisce con il passare dei giorni e dura da più di un mese.

Altri sintomi riconducibili al LNH possono variare a seconda della sede interessata dalla patologia:

  • gonfiore e ingrossamento degli organi coinvolti, come per esempio la milza o lo stomaco, con possibile nausea o senso di pressione e di pienezza anche dopo aver mangiato poco;
  • tosse, dolore al petto e difficoltà a respirare, se la malattia interessa il torace;
  • mal di testa, debolezza di alcune parti dell’organismo, ma anche difficoltà di parola, nel caso di diffusione nel sistema nervoso;
  • febbre, sudorazioni notturne, perdita di peso e prurito in tutto il corpo.

Seppur meno specifici, non vanno trascurati anche sintomi coma la stanchezza e la mancanza di appetito.

Stadi di malattia

Sapere quanto la malattia è diffusa all’interno dell’organismo è fondamentale per poter scegliere i trattamenti più adeguati.

Per il LNH si individuano quattro stadi, indicati con i numeri romani I, II, III e IV, attraverso cui si valutano:

  • numero di linfonodi coinvolti;
  • sedi della malattia;
  • presenza o assenza di segni generali come febbre, perdita di peso e sudorazioni notturne.

Per rendere più precisa la stadiazione, oltre ai numeri vengono utilizzate anche le lettere A, B, E, S e X (A=nessun sintomo; B=presenza di sintomi specifici; E=malattia che coinvolge un organo esterno al sistema linfatico; S=malattia che coinvolge la milza; X=massa tumorale molto grande).

Molto utilizzato per la valutazione del LNH è anche l’Indice Prognostico Internazionale (IPI) che si basa sulla suddivisione in stadi e su cinque criteri: età, stadio della malattia, estensione della malattia al di fuori del sistema linfatico, performance status (capacità di svolgere le attività quotidiane) e livello di lattato deidrogenasi (alti livelli di questo enzima nel sangue si associano alla presenza di danno tissutale e cellulare).

Diagnosi

In presenza di sintomi che possono far sospettare un LNH, è fondamentale rivolgersi al medico che, dopo un’approfondita anamnesi clinica, eseguirà una visita per verificare la presenza di segni tipici della malattia e, se lo riterrà opportuno, prescriverà esami di approfondimento. Per confermare la diagnosi è necessario eseguire una biopsia, che consiste nell’asportazione di un linfonodo e di una parte della massa sospetta per l’analisi al microscopio.

Se la diagnosi è positiva, il paziente dovrà sottoporsi ad ulteriori esami, tomoscintigrafia a emissione di positroni (PET) e TAC (PET-TC), al fine di stabilire l’esatta estensione della malattia e le parti del corpo interessate.

Prevenzione

La patologia non è prevenibile. E’ consigliato evitare l’esposizione ai fattori di rischio noti (virus di Epstein-Barr, HIV, sostanze chimiche, radiazioni) e in generale ai fattori di rischio comuni a diversi i tipi di cancro (come per esempio l’obesità).

Trattamento

La scelta del trattamento sarà effettuata sulla base della valutazione dello stadio di sviluppo della malattia, la tipologia del linfoma, l’età del paziente e le sue condizioni di salute generali.

Le opzioni di trattamento comprendono la chirurgia, seppur raramente utilizzata, la chemioterapia, con diverse combinazioni di farmaci, e la radioterapia. Queste ultime possono essere utilizzate da sole o in combinazione a seconda dei casi.

La ricerca scientifica ha permesso negli ultimi anni lo sviluppo di “farmaci intelligenti” in quanto sempre più mirati e in grado di agire in modo selettivo sulle cellule tumorali. Sono impiegati, inoltre, specifici anticorpi monoclonali che possono essere legati a una molecola radioattiva che rilascia la radiazione proprio a livello della cellula malata.

Nel caso di mancata risposta al trattamento o di recidiva dopo la terapia iniziale, è possibile ricorrere al trapianto di cellule staminali autologo (con cellule prelevate dallo stesso paziente) o allogenico (con cellule provenienti da un donatore compatibile).

Referenze

AIOM (Associazione Italiana Oncologia Medica)

ESMO (European Society for Medical Oncology)